MUSEO
ARCHEOLOGICO
Come uno scrigno custodisce dei capolavori preziosi e di rara bellezza.

L’Ekklesiasterion

Scolpito nel banco di calcarenite, l’Ekklesisterion di Agrigento, posto a mezzogiorno, beneficia della luce del sole e gode di una scenografia spettacolare: la collina meridionale con i suoi templi monumentali e l’azzurro mare Mediterraneo.
Edificio di carattere pubblico, dove si riuniva l’Ekklesia o assemblea dei cittadini, fu realizzato nell’area che fungeva da cerniera: cuore della vita politica e civile di Akragas, dove sorgevano anche l’Agorà, il Bouleuterion e il Teatro.
Deinos con Triskelés
Il manufatto, di produzione locale, presenta un’enigmatica Triskelès. Questa decorazione, attestata sin dall’antichità in contesti orientali, si distingue per la sua conformazione a tre gambe, discostandosi dalle più comuni raffigurazioni di ambito religioso.
È plausibile che tale scelta iconografica fosse un’intenzionale e una precoce interpretazione simbolica dell’isola. Simbolismo riferibile alle tre prominenti punte geografiche che si prestavano a una tale astrazione. Questa peculiare rappresentazione potrebbe quindi fornire nuove prospettive sulla percezione e l’identità dell’isola in epoche remote.


Le immagini raffigurano miti, credenze, divinità, leggendari eroi, valorosi soldati, battaglie, riti, simposi, sport, teatro, danza, tecniche e strumenti di lavoro; il tutto ha reso possibile ricostruire molti aspetti della vita quotidiana, della religione e del mondo culturale dei greci.


Figure decorative, nel loro simbolismo sono state altresì interpretate come raffigurazione dei Cartaginesi sconfitti, imprigionati e schiavizzati al tempo del tiranno Terone di Akragas. Ancora oggi, “U Giganti”, superstite silenzioso della battaglia di Himera, memore della disfatta cartaginese per mano greca, sopporta il peso della sconfitta.


Efebo o Apollo?

Il famosissimo Efebo di Agrigento è una statua scolpita nel V secolo a.C. e ancora oggi suscita lo stupore dei visitatori così come tanti altri capolavori di Akragas. Chi l’ha realizzata doveva essere un grandissimo artista.
La statua, che esprime armonia e leggerezza, pur essendo di marmo, sorprende per la raffinata plasticità e perfezione esecutiva. I dettagli, sapientemente sagomati, denotano una ricerca anatomica e uno studio delle proporzioni particolarmente accurati.
Nuovi studi e recenti ricerche propendono ad identificare nell’Efebo la statua di Apollo, come tramanda la prima e più antica interpretazione culturale della scultura.
Il Cratere di Gela
Monumentale e prezioso cratere attico a volute a figure rosse si erge al centro di una sala che idealmente propone il collegamento con la madrepatria di Akragas, Gela, luogo dal quale il vaso proviene. Attribuito al pittore dei Niobidi, raffigura un’amazzonomachia, storia d’amore ma anche di morte per mano di Achille: ne è vittima Pentesilea, regina delle Amazzoni giunta a Troia per onorare Ettore abbattuto dal figlio di Teti.







