MUSEO
ARCHEOLOGICO

Come uno scrigno custodisce dei capolavori preziosi e di rara bellezza.

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Visita del Museo Archeologico

Preziosi capolavori di rara bellezza narrano la secolare e gloriosa epopea di Agrigento.

LA STORIA DIVENTA TANGIBILE E CONCRETA

Il Museo regionale “Pietro Griffo” di Agrigento si trova al centro di uno straordinario patrimonio archeologico, nel cuore dell’ antica città di Akragas. Come uno scrigno custodisce dei capolavori preziosi e di rara bellezza. Ricchissimo di reperti, testimonianze, veri e propri frammenti di vita di persone realmente vissute, che hanno usato questi oggetti che ci parlano della loro esistenza e anche della loro morte e che hanno permesso di ricostruire la storia della greca Akragas, la romana Agrigentum, dalla preistoria all’alto medioevo. Ammirando le ricchissime raccolte esposte nelle sale del museo, espressione di una storia tangibile e concreta, si avrà una migliore comprensione del sito archeologico, della Valle dei Templi e della secolare epopea di Agrigento. Preziosissimi e ambìti manufatti, richiesti ed esposti nei più importanti e prestigiosi musei del mondo, fanno di questo luogo sacro alle Muse, uno tra i più rinomati in Sicilia.

L’Ekklesiasterion

Scolpito nel banco di calcarenite, l’Ekklesisterion di Agrigento, posto a mezzogiorno, beneficia della luce del sole e gode di una scenografia spettacolare: la collina meridionale con i suoi templi monumentali e l’azzurro mare Mediterraneo.

Edificio di carattere pubblico, dove si riuniva l’Ekklesia o assemblea dei cittadini, fu realizzato nell’area che fungeva da cerniera: cuore della vita politica e civile di Akragas, dove sorgevano anche l’Agorà, il Bouleuterion e il Teatro.

Deinos con Triskelés

Il manufatto, di produzione locale, presenta un’enigmatica Triskelès. Questa decorazione, attestata sin dall’antichità in contesti orientali, si distingue per la sua conformazione a tre gambe, discostandosi dalle più comuni raffigurazioni di ambito religioso.

È plausibile che tale scelta iconografica fosse un’intenzionale e una precoce interpretazione simbolica dell’isola. Simbolismo riferibile alle tre prominenti punte geografiche che si prestavano a una tale astrazione. Questa peculiare rappresentazione potrebbe quindi fornire nuove prospettive sulla percezione e l’identità dell’isola in epoche remote.

Le immagini raffigurano miti, credenze, divinità, leggendari eroi, valorosi soldati, battaglie, riti, simposi, sport, teatro, danza, tecniche e strumenti di lavoro; il tutto ha reso possibile ricostruire molti aspetti della vita quotidiana, della religione e del mondo culturale dei greci.

Cratere a calice attico a fondo bianco

Sala Zeus

Teste di Atlanti o Telamoni

Grondaie con gocciolatoi a protomi leonine

Auditorium Michele Lizzi

Elmo corinzio, V secolo a.C.

Busto fittile, santuario presso San Biagio

Figure decorative, nel loro simbolismo sono state altresì interpretate come raffigurazione dei Cartaginesi sconfitti, imprigionati e schiavizzati al tempo del tiranno Terone di Akragas. Ancora oggi, “U Giganti”, superstite silenzioso della battaglia di Himera, memore della disfatta cartaginese per mano greca, sopporta il peso della sconfitta.

Testa di Atlante o Telamone, V secolo a.C.

Efebo o Apollo?

Il famosissimo Efebo di Agrigento è una statua scolpita nel V secolo a.C. e ancora oggi suscita lo stupore dei visitatori così come tanti altri capolavori di Akragas. Chi l’ha realizzata doveva essere un grandissimo artista.

La statua, che esprime armonia e leggerezza, pur essendo di marmo, sorprende per la raffinata plasticità e perfezione esecutiva. I dettagli, sapientemente sagomati, denotano una ricerca anatomica e uno studio delle proporzioni particolarmente accurati.

Nuovi studi e recenti ricerche propendono ad identificare nell’Efebo la statua di Apollo, come tramanda la prima e più antica interpretazione culturale della scultura.

Il Cratere di Gela

Monumentale e prezioso cratere attico a volute a figure rosse si erge al centro di una sala che idealmente propone il collegamento con la madrepatria di Akragas, Gela, luogo dal quale il vaso proviene. Attribuito al pittore dei Niobidi, raffigura un’amazzonomachia, storia d’amore ma anche di morte per mano di Achille: ne è vittima Pentesilea, regina delle Amazzoni giunta a Troia per onorare Ettore abbattuto dal figlio di Teti.